L'ARTE, LA STORIA, LA CULTURA

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L'ARTE, LA STORIA, LA CULTURA

Il Fermano è un territorio in cui la cultura è parte dello stile di vita e dei prodotti dell’economia locale.
Il turista è colpito dalla bellezza del paesaggio e, partendo dal mare, attraverso le colline, fino ai monti ne scopre l’identità culturale attraverso le varie testimonianze artistiche. Una rete di città e borghi storici ospitano musei dove sono conservati capolavori di Lotto, Rubens, Crivelli, teatri, strade, botteghe d’arte.
Un vero museo distribuito su tutto il territorio!


I MUSEI D'ARTE

A Fermo è possibile visitare, in Piazza del Popolo, il Palazzo dei Priori del cinquecento che ospita la Pinacoteca Civica (con importanti dipinti di scuola veneziana e marchigiana e la "Natività" del Rubens), e la Sala del Mappamondo (che prende il nome dal mappamondo disegnato dal cartografo Moroncelli di Fabriano nel 1713). Nella stessa struttura c'è la sezione archeologica "Dai Villanoviani ai Piceni", con reperti della civiltà di Fermo pre-romana e cultura picena. Tra gli altri edifici che circondano la piazza, da visitare: il Palazzo degli Studi, che ospita la biblioteca comunale. La Sala, completamente arredata con scaffalature in legno di noce, ospita parte del fondo antico della Biblioteca Comunale donato principalmente dal fermano Romolo Spezioli.

A Monte Vidon Corrado si può visitare il Centro Studi Licini, dedicato al grande maestro protagonista dell’arte del XX secolo. È possibile ammirare una raccolta di sue opere su carta; si tratta di fogli dove Licini raffigurò le sue Amalasunte, angeli ribelli, alcune nature morte, marine, paesaggi collinari, vedute di paesi, immagini.

A Massa Fermana è possibile vedere una piccola ma significativa raccolta di opere, con i dipinti di Vincenzo Pagani, Durante Nobili, Giovanni Andrea De Magistris. Nella sala del Consiglio sono di straordinario interesse il Polittico di Carlo Crivelli (1468) e la Madonna col Bambino ed Angeli, tempera su tavola del fratello Vittore.

A Montefortino, spiccano la Pinacoteca Duranti, il Museo di Arte Sacra e il Museo Faunistico dei Sibillini con la raccolta che il pittore collezionista Fortunato Duranti (1787-1863) donò al Comune. Tra le opere più rappresentative :Madonna col Bambino in trono tra gli arcangeli Michele e Raffaele, tavola di Pier Francesco Fiorentino (firmata e datata 1497); Madonna adorante il Bambino, tavola di Francesco Botticini.

A Moresco, la Pinacoteca civica conserva la grande tavola del 1529 di Vincenzo Pagani raffigurante La Madonna in gloria col Bambino e con i santi Lorenzo, Rocco, Sofia e Nicola di Bari; una tela con Santa Sofia proveniente dalla chiesa omonima e altre opere minori di autori ignoti.

A Smerillo la Pinacoteca d'Arte Contemporanea espone opere di 64 artisti, prevalentemente marchigiani.


I MUSEI ARCHEOLOGICI

A Falerone il Museo Pompilio Bonvicini conta trecento pezzi circa; di questi una piccola percentuale è costituita da materiale ceramico d'età pre-protostorica, mentre la parte restante appartiene alla civiltà romana. Testimonianza dell’antica città romana di Falerio Picenus, è il teatro romano che si trova oggi nel Parco Archeologico di Falerone. La struttura è databile al periodo augusteo e fu abbellita verso la metà del II sec. d.C. dalle statue donate da Antonia Picentina.

A Monte Rinaldo In località “La Cuma” sono presenti i resti monumentali di un Santuario di età tardo repubblicana (II - I sec. a.c.) destinato alla pratica della “sanatio” (pratiche per la guarigione), oggi Area Archeologica del Santuario Ellenistico Romano “La Cuma”. I resti della sculture del tempio sono in esposizione al Museo Civico Archeologico “La Cuma”.

A Fermo le cisterne romane, dette anche piscine epuratorie, rappresentano un complesso archeologico di 2.200 metri quadri, unico nelle Marche. La loro costruzione, risalente al I sec. d.C. e attribuita a Cesare Ottaviano Augusto, portò alla realizzazione di un’eccezionale opera d’arte idraulica finalizzata all’approvvigionamento idrico della città e degli equipaggiamenti navali.

A Montefalcone Appennino, presso il settecentesco Palazzo Felici il Museo dei Fossili e dei Minerali valorizza principalmente i fossili locali di fauna marina risalenti al Pliocene inferiore. Si articola in diverse sezioni: i fossi locali e quelli provenienti da tutto il mondo.

A Smerillo è allestito il Museo dei Fossili e dei Minerali, con una raccolta di fossili locali risalenti al Pliocene inferiore ed una esposizione didattica di fossili italiani dal Paleozoico,al Neozoico.


I MUSEI DI SCIENZA E TECNICA

A Fermo il Museo di Scienze Naturali è stato istituito al fine di conservare e valorizzare la collezione ornitologica appartenuta a Tommaso Salvadori (Porto San Giorgio 1885 - Torino 1923) e donata dai suoi eredi alla città. In locali attigui è esposta la cosiddetta Meteorite di Fermo. Si tratta di un eccezionale reperto classificato come condrite, caduta nel territorio del comune il 25 settembre 1996 di circa dieci kg. Il Museo Polare è dedicato all'esploratore Silvio Zavatti (1917-1985). Si articola in cinque sale dedicate a esplorazioni, ambienti e popoli artici. Dal 2005 la struttura ospita il Museo della Pipa, che espone una collezione unica a livello nazionale, costituita da oltre 1000 pipe. Presso i Musei Scientifici del Comune di Fermo è presente una preziosa collezione di apparecchiature fotografiche e un interessante fondo librario sulla fotografia. Sempre a Fermo è presente il MITI - Museo dell’Innovazione e della Tecnica Industriale, ospitato all’interno delle Officine Storiche dell’Istituto Industriale “Montani” di Fermo. Raccontare la storia del prestigioso istituto industriale dalle origini ottocentesche ai giorni nostri, valorizzando lo stretto legame tra la scuola (sapere) e la fabbrica (saper fare).


I MUSEI DEGLI USI E COSTUMI

Montappone, riconosciuto centro internazionale del cappello, accoglie nel proprio spazio museale il Museo del Cappello è allestita la sezione "Marche, tanto di cappello". Nella vicina Massa Fermana il Museo del Cappello ospita strumenti per la lavorazione della paglia ed esemplari di cappelli.

Montottone è conosciuto da secoli nel circondario per la lavorazione dell’argilla ed è denominato “lu paese de li coccià”. Da fonti storiche risulta che essa era già presente tra il 1200 e il 1300. Il locale Museo della ceramica artigianale espone gli oggetti di terracotta in uso fino agli anni ’60 e gli strumenti utilizzati dal vasaio. Accanto ad esso è stato realizzato un laboratorio, che offre la possibilità di approfondire e sperimentare conoscenze e tecniche operative.

Ad Amandola di può cogliere l’opportunità per scoprire non solo l'aspetto naturalistico ma anche quello culturale del territorio con il Museo Antropogeografico. In ognuna delle stanze del museo viene presentato un aspetto diverso del paesaggio del Parco dei Sibillini.

Moresco è sede dell’Ecomuseo della Valle dell’Aso, progetto culturale innovativo, che mira ad esaltare il territorio come ambito privilegiato delle relazioni uomo-natura.

A Ponzano è possibile visitare il Museo della cultura contadina.

Montelparo è sede della mostra permanente dei Mestieri Ambulanti su biciclette. L’originale esposizione, unica in Europa, è composta da oltre 40 biciclette complete dell’oggettistica e dell’utensileria d’epoca, utilizzate nelle attività lavorative ambulanti ormai scomparse.


I TEATRI E LA CATTEDRALE

I TEATRI

A Fermo si può visitare il Teatro dell’Aquila del 1790. Deve il suo nome alla Sala dell'Aquila, collocata nella sala consiliare del Comune di Fermo, all'interno di Palazzo dei Priori; progettato dall'architetto camerale Cosimo Morelli di Imola, ha sala ovale e scena a tre bocche, con un pregevole dipinto a tempera sul soffitto, opera di Luigi Cochetti raffigurante i Numi dell'Olimpo, con Giove, Giunone, le tre Grazie e le sei Ore notturne danzanti, intenti ad ascoltare il canto di Apollo. Lo stesso Cochetti ha realizzato anche il sipario, raffigurante Armonia che consegna la cetra al genio fermano. Il teatro è tornato ad essere al centro di una ampia e prestigiosa attività artistica grazie a eccellenti interventi di restauro nel 1997.

A Petritoli si può entrare nel Teatro dell’Iride, costruito nella secondo metà dell'1800, su progetti dell'ing. Giuseppe Sabbatini di Montegiorgio. Nella forma, nelle proporzioni e nei vari accessori, la costruzione ripete gli schemi classici fissati nel XVIII secolo dal Fontana e ripresi da altri architetti in Teatri famosi come l'Argentina di Roma, la Scala di Milano e il Massimo di Palermo.?La pregevole impostazione architettonica degli interni è sottolineata ed arricchita da decorazione con stucchi e dorature delle pareti della sala e dipinti sul soffitto del loggione.

A Grottazzolina si può visitare il Teatro Novelli.La sobria facciata esterna mostra un particolare decoro urbano nel suo aspetto vagamente neoclassico, con il bugnato disegnato del basamento sul quale poggiano le lesene ioniche; il tutto è coronato da un timpano triangolare.

A Montegiorgio merita una visita il teatro Alaleona; sorge sullo spazio precedentemente occupato dal Palazzo Civico, del quale rimane soltanto l’antica torre addossata ad un muro incompiuto del teatro. Questo fu edificato tra il 1878 e il 1884 su progetto dell’architetto Giuseppe Sabbatini, interamente costruito in legno, con tre ordini di palchi e quaranta posti per gli spettatori in platea. E’ un gioiellino di arte neoclassica e al suo interno sono visibili bei dipinti dell’ascolano Giovanni Picca e decorazioni in stucco bianco e oro di Salomone Salomoni.

A Falerone il teatro romano ha una struttura databile al periodo augusteo che, secondo quanto riportato anche da Svetonio, fu abbellita verso la metà del II sec. d.C. dalle statue donate da Antonia Picentina, sacerdotessa della Diva Faustina, moglie di Antonino Pio. Il teatro si presenta ancora oggi come un monumentale edificio isolato in mezzo alla campagna. Sono ancora visibili, grazie anche ai recenti restauri, il primo e il secondo ordine delle gradinate, parte dell’edificio scenico, il prospetto del proscenio a nicchie circolari e rettangolari, alternate alla base del muro del frontescena. Il teatro è oggi sede di importanti stagioni teatrali.

LA CATTEDRALE

A Fermo la Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo del 1227 si innalza in una zona considerata di immenso interesse archeologico per il rinvenimento di resti murari attribuibili all’età repubblicana e a una basilica paleocristiana del VI secolo. la Cattedrale ha subito nel corso degli anni un numero considerevole di interventi. Demolita intorno al 1781 fu ricostruita in otto anni, conservando il corpo inferiore della torre campanaria e la facciata gotica in pietra d’Istria disegnata dal maestro Giorgio da Como nel 1227. Visibilmente asimmetrica a causa del timpano decentrato, la cattedrale presenta uno stupefacente portale con arco a tutto sesto, sormontato da una cuspide attribuita a Nunzio Ucinelli che custodisce nella nicchia la statuina bronzea della Vergine Assunta in Cielo. Al di sopra del portale campeggia il rosone realizzato dallo scultore fermano Giacomo Palmieri presenta una ghiera fregiata da racemi e foglie traforate e dodici colonnine adornate con motivi tortili e a spina pesce.


LE ABBAZIE, I SANTUARI, I MONASTERI

A Fermo, tappa interessante è la chiesa facente parte dell’Abbazia di San Marco alle Paludi, di cui rimangono pochi resti, Risalente alla fine del XI secolo, è stata restaurata alla fine degli anni Novanta. Seppur di piccole dimensioni è costituita da tre navate e presenta al suo interno numerosi affreschi ben conservati. La nuova pavimentazione, grazie agli inserti in vetro, permette di vedere le antiche fondamenta. Lungo la navata principale, sostenuti da esili colonnine, è possibile ammirare alcuni resti dell’antica abbazia, mentre alle pareti delle navate laterali sono appesi numerosi quadri contenenti gli ex-voto dei fedeli. Adiacente alla Chiesa il convento attualmente in restauro.

Ad Amandola appartiene L’Abbazia benedettina dei Santi Ruffino e Vitale, di stile romanico, che risale alla seconda metà del XI secolo.
Successivamente venne innalzata la massiccia torre (XIII sec.), poi trasformata in campanile. La struttura interna, in pietra arenaria, è a tre navate, con copertura a capriate, mentre le navate laterali in origine erano dotate di volte a crociera. Il presbiterio sopraelevato indica la presenza di una sottostante cripta romanica, a cinque navate con volte a crociera che conserva, dietro l’altare, le reliquie di San Ruffino martire.

A Montefortino sorge Il Santuario della Madonna dell’Ambro isolato tra i monti e prende il nome dal vicino torrente Ambro, affluente del Tenna. Alle origini del culto mariano, a questo luogo è legata un'apparizione, descritta in una lapide dietro l'altare della Madonna.

A Montefortino, partendo dalle Gole dell’Infernaccio e facendo un’escursione attraversando il bosco secolare di faggi, si può raggiungere l’Eremo-Santuario di San Leonardo al Volubrio, uno dei più antichi e belli delle Marche.

A Santa Vittoria in Matenano si trova il monastero di Santa Caterina, edificato tra il XIV-XV secolo, situato nel centro storico del paese. Sul lato opposto all’ingresso si può godere di uno spettacolare affaccio sulla catena dei monti Sibillini, che permette una visuale eccezionale che va dal monte Vettore fino al mare.


LA VIA FARFENSE

Nel 898 d.c. l’Abate Pietro abbandona l’Abbazia di Farfa, nella Sabina laziale assediata dai Saraceni e si rifugia nella Marche. Costruisce una torre fortificata sul Colle Matenano, dove fonda l'oratorio turrito di S. Maria, divenuto poi, con il nome di S. Vittoria, avamposto e cellula madre della vasta espansione di Farfa nella regione. Nel 934 d.c. l’Abate Raffredo trasporta in quel luogo il corpo della santa martire romana Vittoria, da cui prese il nuovo nome il borgo fortificato di Santa Vittoria in Matenano. I monaci farfensi sviluppano il loro potere sul territorio circostante creando altri centri fortificati e dando particolare impulso alla agricoltura ed alla cultura. Nel 1357 si sviluppa il Presidato Farfense su ampie porzioni del territorio fermano, anche per cospicue donazioni, che fu l’anima dello sviluppo sociale, economico e demografico di molti paesi gravitanti su valli del Tenna, oltre che il polo attrattivo anche per le altre comunità benedettine preesistenti.
A Santa Vittoria in Matenano, il principale centro dei Farfensi nelle Marche, si può visitare il “Cappellone" ed una cappellina interna detta "Cappellina degli Innocenti" (costruzione gotica del 1368), affrescata probabilmente dal noto pittore Giacomo da Campli e dal suo allievo monaco-pittore fra Marino Angeli da Santa Vittoria nella seconda metà del secolo XIV. Subito sotto vi è la chiesa Collegiata-Santuario di Santa Vittoria dove è possibile ammirare la tela di S. Ghezzi del XVII e il sarcofago della santa martire sabina vissuta nel III sec. d.C.,trasferito nel 924. Montefalcone Appennino, compreso nei territori appartenenti al feudo farfense della vicina S. Vittoria in Matenano, divenne ben presto centro molto importante per il presidiato Farfense. Di origine farfense sono la Chiesa di S.Pietro in Penna e la Chiesa di San Giovanni Battista.
A Montelparo, l’attuale abitato sembra risalire ai primi anni del Medioevo, fondato dal longobardo Elprando. E’ possibile visitare le tre cerchie murarie e la porta del Sole con relativa torre, nonché la Chiesa di San Agostino che conserva un crocefisso ligneo policromo del XVI sec. e la chiesa quattrocentesca di forme gotiche di San Michele Arcangelo del XIII sec. con un affresco datato 1527.
A Petritoli la tradizione vuole che sul colle di S. Maria in Leveriano, oggi santuario della Madonna Liberata, si siano stabiliti dei monaci farfensi, che vi abbiano fabbricato una piccola chiesa e che abbiano lavorato quei terreni fino all’Aso. Entro la chiesa infatti v’è ancora un piccolo trono, sul cui cielo è dipinto lo stemma di Farfa. Sull'altare maggiore è collocato il dipinto della Madonna della Liberata, datato 1529 dal fermano Giovanni Battista Morale. Nella composizione sono raffigurati i santi Sebastiano e Rocco, protettori contro la peste. Sotto il trono è dipinta la testa decapitata di san Giovanni Battista su un piatto dorato.
Ortezzano. Nel 787 d.C. Carlo Magno concesse all’abbadia di Farfa il possesso di S. Marina de Ortatiano. Il fiume Aso ha costituito il punto centrale del dominio farfense e S. Marina di Ortezzano viene ricordata nelle Chronicon Farfense per la sua torre altissima che si elevava sulla curtis, di fondazione romana.
A Montegiorgio la chiesa di San Francesco, un tempo Santa Maria Grande,di stile gotico-romano, databile intorno al XIII secolo, con l'annesso monastero, apparteneva ai Farfensi e venne ceduta nel 1263 dall'abate Peregrino ai frati minori conventuali di San Francesco.Conserva un magnifico portale di travertino del 1325, opera del maestro Gallo..
Ponzano possiede una pregevole chiesa medievale, quella di Santa Maria Mater Domini, conosciuta come chiesa di San Marco, edificata nel XII secolo su una preesistente struttura del VI-VII secolo, dai monaci farfesi.Durante il dominio longobardo, il duca Faroaldo di Spoleto, aveva donato questo territorio ai monaci dell'abbazia di Farfa.



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